
Figure femminili del Decameron riscritte dalla parte delle donne
Un viaggio nelle parole, nei corpi e nelle storie che per troppo tempo sono state raccontate dagli altri.
Adesso parlano loro. E si fanno sentire.
Un progetto teatrale ideato da Chiara Renzi
regia Chiara Renzi drammaturgia Camilla Mattiuzzo
con Elena Ferri
BOCCACCE è un viaggio teatrale tra le donne del Decameron di Boccaccio, riscritte dalla parte di chi non ha mai potuto raccontare la propria versione. Un’operazione di riscoperta e riscrittura che fa incontrare l’immaginario medievale con lo sguardo ironico, dissacrante e poetico di una sensibilità contemporanea.
Quattro personaggi femminili, quattro storie che ancora oggi parlano di desiderio, libertà , identità e ribellione. E che ci dimostrano come, già nel Trecento, le donne sapessero benissimo ciò che volevano e come prenderselo.
BOCCACCE è uno spettacolo itinerante, un percorso teatrale a tappe dove quattro figure femminili del Decameron di Boccaccio si raccontano, si smascherano, si ribellano.
Non più muse silenziose o oggetti di racconto, ma soggetti che prendono parola, corpo e spazio. E lo fanno con ironia, consapevolezza e poesia.
Ogni personaggio prende per mano il pubblico, lo conduce in un luogo diverso e lì condivide il proprio monologo. Quando ha finito, non sparisce, ma accompagna il pubblico verso la donna successiva.
Un passaggio di testimone che è anche una catena di solidarietà , una staffetta narrativa, un atto di sorellanza.
Il tono è pop: monologhi, frammenti corali, comicità e poesia si alternano in un racconto che vuole essere specchio e provocazione. Il pubblico diventa parte dell’esperienza, cammina con le attrici, si lascia condurre e sorprendere.
Boccacce è un omaggio alle donne che hanno abitato i racconti degli uomini… e ora si riprendono la parola.
Quattro donne, quattro voci, nessuna autorizzazione chiesta.
Le protagoniste
Ghismonda | L’amore non si comanda
Che difende il diritto di amare chi vuole, anche contro il potere del padre.
(Giornata IV, novella 1)
Ama un giovane di ceto inferiore, Guiscardo. Il padre Tancredi, geloso e autoritario, scopre tutto e fa uccidere l’amante. Ghismonda non si piega, invece di abbassare lo sguardo, solleva la voce: scrive una lettera potente, beve il veleno e muore per amore e per orgoglio.



